{"id":1591,"date":"2025-05-05T16:26:11","date_gmt":"2025-05-05T16:26:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.adrianonicoletti.it\/fotografia\/?p=1591"},"modified":"2025-05-05T16:37:19","modified_gmt":"2025-05-05T16:37:19","slug":"lasciare-libero-il-paesaggio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.adrianonicoletti.it\/fotografia\/lasciare-libero-il-paesaggio\/","title":{"rendered":"LASCIARE LIBERO IL PAESAGGIO"},"content":{"rendered":"<p><em><strong>a cura di Franco Sortini.<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Il titolo di questa mostra nasce dalla distorsione ad hoc della pi\u00f9 conosciuta scritta &#8220;Lasciare libero il passaggio&#8221;, che significa rendere accessibile un percorso o un&#8217;area, eliminando ostacoli che potrebbero impedire o limitare la libert\u00e0 di transito a persone e veicoli.<br \/>\nA ben riflettere, il paesaggio che ci circonda pretende da decenni questa libert\u00e0.<\/p>\n<p>Snaturato, deturpato, oltremodo sfruttato ed abbrutito &#8211; sia esso naturale o urbano &#8211; il paesaggio vive da tempo metamorfosi causate dall\u2019uomo, pi\u00f9 che dalle trasformazioni naturali, che pure influiscono sulla fisionomia degli spazi aperti.<br \/>\nIl lavoro degli artisti proposti, che la PIMAC ha accolto con particolare entusiasmo ed interesse, riflette proprio su questi aspetti, sprovincializzando la visione, estendendo lo sguardo oltre i confini nazionali ed europei, mostrandoci una situazione globale in cui molti luoghi finiscono per somigliarsi, per via di una misteriosa solidariet\u00e0 al silenzio, alla mutilazione ed all\u2019irrimediabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Ma ci\u00f2 che pi\u00f9 affascina \u2013 ed \u00e8 qui la grande differenza tra l\u2019approccio della cronaca di denuncia ed il potere trasfigurante dell\u2019Arte (di cui la fotografia \u00e8 parte integrante da tempo) \u2013 \u00e8 come i sei artisti in mostra abbiano saputo raccontare un\u2019inedita forma di bellezza.<br \/>\nLe tinte neutre, il silenzio degli sguardi aperti, l\u2019ampia campitura dei vuoti, la purezza metafisica delle architetture, gli ingannevoli artifici delle metropoli, il rapporto sempre difficile tra natura ed antropizzazione, disegnano un paesaggio nuovo, che solo grazie a questa meta-lettura diventa finalmente libero, insegnando a considerare l\u2019intervallo come spazio pieno, e ci\u00f2 che \u00e8 scomparso o che manca come vivida presenza.<\/p>\n<p>Ma fanno anche di pi\u00f9; innescano, per esempio, processi di visione poetici, che sottraggono quegli stessi luoghi alla definizione che ne diede Marc Aug\u00e9 di \u2018luoghi atopici\u2019 o \u2018non luoghi\u2019: posti da cui si parte o in cui si arriva, senza alcuna possibilit\u00e0 di restare.<br \/>\nInvece, forse, nei paesaggi di queste fotografie si pu\u00f2 ancora vivere e restare, disegnando orizzonti immaginifici e dinamiche impensate di convivenza; ritrovando, ovunque lo sguardo si posi \u2013 oltre a dolorosi interrogativi sempre orfani di risposte &#8211; quegli archetipi che solo l\u2019arte sa rievocare e reinterpretare, generando nuove forme di appartenenza.<\/p>\n<p><em><strong>Eliana Petrizzi<br \/>\nDirettore artistico PIMAC<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>a cura di Franco Sortini. 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